Review

 ”Elena Tagliapietra sculpts the body to isolate the essence of the mark. ‘The Scream’ by Munch lives in her works by soaking in an urban, intense, dramatic contemporary style. Uncomfortable at times, the viewer sees fulfilled the mass suicide of humanity that is dying in the shape of the Golden Man. Through her video come out synthesized the most significant photos. Elena paint the anatomy of a body that became air and disappears under her net gesture. The soul that can be seen between the grids, screams all the tension to freedom. Tagliapietra tells hers time by compressed frames. Shock absorbers of anxieties now discontinued, remain in the background as beached carcasses of marine animals. In the backwash of artistic thought, tribal contaminations. The game is to isolate the content, camouflaging the alive container, that is cheekbone or shoulder or simple female enjoyment. Primordial lines cover the skin that become canvas, then soul and infinite. Elena engages in the surface what is required, showing the significant nude value. Modesty, joys or practices are postponed to other sites.Tagliapietra mirrors through her photos the change of a generation which is fed up of looking within, struggling and not fully understanding the meaning of things. In this exciting, young artist, awareness is useful to take act, without wondering too much about it. So her visual messages thrown into the ether certainly have only the date of departure.”

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”Elena Tagliapietra scolpisce il corpo per isolarne l’essenza nel segno. L’Urlo di Munch rivive nelle sue opere impregnandosi di una urbana, intensa, drammatica contemporaneità. A disagio talvolta lo spettatore vede compiersi il suicidio di massa di un’umanità che agonizza nella sagoma del Golden Man. Attraverso i suoi video supurano per sintesi le fotografie più significative. Elena dipinge l’anatomia di un corpo che si fa aria e scompare sotto il suo gesto netto. L’anima che si scorge tra le griglie urla tutta la tensione alla libertà.
La Tagliapietra racconta il suo tempo per fotogrammi compressi. Ammortizzatori di ansie ormai dismessi restano sullo sfondo come carcasse di animali marini spiaggiati. Nella risacca del pensiero artistico contaminazioni tribali. Il gioco è isolare il contenuto, mimetizzandone il contenitore vivo, che è zigomo o spalla o semplice voluttà femminile. Linee primordiali coprono la pelle che si fa tela, poi anima ed infinito. Elena aggancia in superficie ciò che serve mostrandone il valore significante a nudo. Pudore gioie o consuetudini sono rimandate ad altri luoghi. La Tagliapietra attua attraverso i suoi scatti il cambiamento di una generazione satura di guardarsi dentro, di lottare e non capire fino in fondo il senso delle cose. In questa interessante e giovane artista la consapevolezza che sia utile agire, senza domandarsi troppo.
Così i suoi messaggi visivi lanciati nell’etere di certo hanno solo la data di partenza.”
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Michela Papavassiliou
October 2012 –  articles on  www.expoartfestival.com e www.vitapicta.com
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If you close your eyes and you think about a work of body painting – live or in any gallery – the first thing you impress in the mind are the colors, which often playing with the suppleness of the bodies, becoming form, content, evocation. Beyond what the artist wanted to depict on the skin, is the color itself that gives depthness to the work which outlines its interior bounds in the observer. Similarly the houses of Burano, eyes closed, lose their original forms: the doors and the windows disappear, the elements on the façades englobe the idea of color that seem to inspire the homes as pulsating element, alive, rich of suggestion. Besides the coloured houses are the peculiarity of the island. Elena Tagliapietra has managed to merge this dual idea to get revelation in “Original Colors”: a perfect synthesis about her artistic activity and of her deep origins, being her father from Burano. This project shows harmony and movement all in one: color and origin, form and content. Every single shot tells a story. The models are gradually included in the landscape until disappearing inside in, or re-emerging in a sumptuous feast of laces; the bodies live in the stonewall, in the scrapings of the plaster, in the corners of the walls and, precisely, in the colors. The mind abandons the evocative abstraction and begins to associate the forms to an idea, a concept, a suggestion, a story. The sum of all these coloured stories becomes concreteness, determination, origin: becomes “Original Colors”.

Se si chiudono gli occhi e si pensa a un’opera di body painting – vista dal vivo, o in qualche galleria fotografica – la prima cosa che si fissa nella mente sono i colori, che giocando spesso con la flessuosità dei corpi, diventano forma, contenuto, evocazione. Al di là di quello che l’artista ha voluto raffigurare sulla pelle, che si fa tavolozza, è il colore stesso – anche se solo nero, o solo bianco – che dà spessore all’opera, che ne delinea i confini interiori nell’osservatore. Allo stesso modo le case di Burano, a occhi chiusi, perdono la loro forma originaria: le porte e le finestre scompaiono, gli elementi presenti sulle facciate finiscono per inglobarsi all’idea di colore che le abitazioni sembrano infondere come elemento pulsante, vivo, ricco di suggestione. D’altronde quella delle case colorate è la peculiarità che per prima viene individuata quando si fa il nome dell’isola. Elena Tagliapietra è riuscita a fondere insieme questa duplice idea di colore primigenio, che a occhi chiusi è così bene espressa dentro di noi e che finisce – una volta riapertili – per farsi rivelazione in “Colori Originari”: una sintesi perfetta e manifesta della sua attività artistica e delle sue radici profonde, essendo il padre originario di Burano; un progetto che mostra simbiosi e movimento in un tutt’uno: colore e origine, forma e contenuto, che a ogni singolo scatto racconta una storia. Le modelle vengono via via incluse nel paesaggio fino a scomparirvi, oppure vi riemergono sontuose in una festa di merletto; i corpi – già di per sé materia – si fanno organici, vivono nella pietra, nelle scrostature dell’intonaco, negli angoli dei muri e, appunto nei colori. La mente, a occhi aperti, abbandona l’astrazione evocativa e ricomincia ad associare alle forme un’idea, un concetto, una suggestione, una storia. Ed è la somma di queste storie tutte colorate che diventa concretezza, determinazione, radice: diventa “Colori Originari”.

Alberto Toso Fei 

Venice, 2015/2016

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With the series Symbiodies, Elena Tagliapietra, performing artist, body painter, photographer and video artist presents a trip to a world where the landscape is strongly characterized by the architectural. As man enters in symbiosis, the body itself, highlighted in the colors of the being human. The dialogue between man and his man-made environment are played in this way, accentuating the references, contrasts and similarities in colors and mass.

Con la serie Symbiodies Elena Tagliapietra, artista performativa, pittrice su corpo, fotografa e video artista presenta un viaggio per il mondo dove un paesaggio fortemente connotato dalla presenza architettonica dell’uomo entra in simbiosi con il corpo stesso, anch’esso modificato nei colori, dell’essere umano. In un dialogo tra uomo e ambiente creato dall’uomo si giocano così rimandi, contrasti, similitudini cromatiche e di volumi.

Roberto Mutti

Photofestival 2015 

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Venezia è una roba che ogni volta mi casca la mascella. Se penso che per edificarla, a quei tempi là, con mezzi che va a sapere, nella laguna hanno piantato foreste di tronchi e ce l’hanno costruita sopra, quella dea della meraviglia e della malinconia, mi vien da dire che no, dai, non è vero, ora mi sveglio da questo sogno incantato. E se mi dicessero ok, ora prendi Venezia e usala: è a tua disposizione, come una modella, facci quel che vuoi… Beh, mi tremerebbe il senno… Cioè, c’è già tutto e anche di più, che vuoi farci oltre a contemplarla?!… Ma Elena Tagliapietra vi è nata, là. Ne è figlia di un amore viscerale. Ne ha, nel DNA, brama e megalomania da conquistatrice. Così Piazza S. Marco, lei, l’ha usata come vaso per il suo fiore umanissimo. O come scrigno per contenerci il suo cuore bianco.

L’ha usata e omaggiata, Elena, la sua Venezia. A sua immagine e somiglianza. Ma, anche, ha preso modelle/i e li ha fusi nei suoi colori, nei muri scrostati, nella sua anima.

É un dialogo, il suo, tra umano e architettura. E quando l’architettura è degna di dirsi tale, diviene paesaggio naturale. Quindi Elena prende “l’uomo”, ne dipinge completamente i corpi e in quel paesaggio li (con)fonde. In una natura altra, in nome di un’arte nell’arte che accende gli occhi.

C’è sotto un gran lavoro; di concetto; di organizzazione; di realizzazione. Ma Elena, già nel cognome, ha inscritto una forza fuori del comune.

Descrivere il lavoro di Elena Tagliapietra (i progetti fotografici “Symbiodies”, “Original Colors”, i progetti video Blackpainter” e “W.instinct”, le grandi performance collettive e il resto mancia) nelle poche righe che ho a disposizione è impresa non navigabile/ tipo far entrare le grandi navi nei canali a misura di gondola.

L’invito, quindi, è a perderti nel suo sito elenatagliapietra.it. Fidati. E siccome anche Elena è tra gli artisti di myhomegallery.org, potresti contattarla e chiederle se ti ci accompagna lei, in giro per Venezia. Quale maggior privilegio che leggerla tramite gli occhi di una grande artista…

Fabio Bix

Dentro Casa – ottobre 2016

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