Sono passati 5 anni da questa intervista che riassume i pensieri iniziali della mia vita artistica.

Il 15 giugno 2013 si è svolta a Forte Marghera (Venezia) una interessante manifestazione durante la quale sono stati presentati i risultati della mappatura degli artisti veneziani, realizzata da Venetiae Alumni e MAc.lab dell’università Cà Foscari di Venezia. Qui sono stata invitata a partecipare alla discussione sucessiva alla presentazione dei dati.

La ricerca è stata svolta grazie a Tommy Meduri, Roberto Paladini, Simone Panizzuti e Giulia Saya, con la supervisione scientifica del laboratorio Management Arti e Cultura dell’Università Ca’ Foscari di Venezia M.a.c.lab. Hanno contribuito Anthony La Salandra, Chiara Mignani, Marco Palmieri, Antonio Talone e Marco Tubaro.

Ho avuto l’onore di essere stata scelta tra oltre 250 artisti per una intervista, ho cosi risposto alle domande della giovane e brava curatrice Giula Saya, tutte trascritte fedelmente e riportate sia nel sito ufficiale che nel catalogo distribuito il 18 giugno 2013, contenente tutti i risultati della mappatura e le analisi relative.

Ecco qui di seguito l’intervista completa:

Elena T.: «Sono Elena Tagliapietra, di Venezia. Mio papà è di Burano e mia madre è di Mestre. Adesso abito sia a Mestre che a Milano e mi occupo in questo momento di fotografia, performance e video arte. In tutte queste modalità, il soggetto predominante è il corpo dipinto, che poi si esprime e comunica varie cose ma in diverse forme. Possono esserci delle situazioni in cui, in un mio progetto, potranno essere compresi tutti questi mezzi di comunicazione, oppure solamente una singola fotografia, o soltanto una performance, comunque dipenderà sempre dal progetto. Generalmente, quello che faccio parla di miei pensieri, delle mie emozioni che sono scaturite dalla vita quotidiana della società contemporanea e che esprimo tramite il corpo. Sono dei corpi dipinti e questi possono essere di modelli, di persone comuni, di ballerini professionisti, insomma sono tutte cose diverse tra loro. Per me è fondamentale che il modello, quando gli comunico il progetto, senta  come suo quello che gli dico che deve comunicare, perché in caso contrario devio su un altro soggetto, perché si tratta di tele che respirano e per questo devono esse stesse comunicare»

Giulia S.: «Quindi, ci deve essere un rapporto tra te e il tuo modello?»

Elena T.: «Esattamente! Infatti, dico sempre che la performance ha inizio quando io parlo con il modello ( o la modella)  ed in quel momento c’è un’unione di energie, così il progetto inizia ad evolversi. Se s’iniziasse con una performance, o con un video registrato, o con delle foto, allora quelli saranno altri momenti performativi, vissuti da noi due, comunque nella performance vera e propria si creerà un’altra situazione ancora.  Tutte queste fasi sono molto diverse, anche se il progetto fosse unico, e questa è una delle cose che mi piace nella mia maniera di propormi»

Giulia S. : «Elena come ti definiresti? »

Elena T. : «È una delle riflessioni che sto facendo in questo periodo, perché un tempo mi definivo body painter e prima ancora in altre maniere . Ma l’ultima  era proprio quella di body painter, perché vengo da questo settore. Adesso sono andata oltre a questo, perché il body painting è solo una delle tante sfaccettature di quello che faccio. Quindi mi definirei artista!»

Giulia S. : «Elena, se e quando hai iniziato a vederti come artista?»

Elena T. : «Quando hanno iniziato a dirmelo gli altri!»

Giulia S. : «Gli altri?»

Elena T. : «Si! Facendo un riassunto: io provengo dallo sport, dalle nazionali di aerobica competitiva, oltre ad aver fatto altri sport come la danza moderna e contemporanea. Poi provengo dal trucco, dalla moda, dal cinema, da altri eventi, infine dal body painting. Ho partecipato con successo ai mondiali, vinto ed organizzato festival italiani ecc., così la gente quando vedeva i miei lavori mi diceva “ma questo non è trucco, è arte! Questo non è body painting, è arte!”, ad un certo punto mi son detta “ok, allora partecipiamo ad un concorso!”. È questo che è successo due anni fa con il premio Arte Laguna, in cui sono stata scelta come finalista con una mia performance. In contemporanea, nella stessa settimana una mia foto è stata venduta da Sotheby’s per un’asta benefica. In quella stessa settimana, quello che facevo è diventata la mia arte… ufficiale! Ero insomma diventata artista! Sono stata chiamata all’arte, adesso penso che tutto il mio processo di crescita ha portato a questo»

Giulia S. : «Hai avvertito che la tua arte è diventata ufficiale quando una casa d’asta, tra le più famose, ha preso una tua foto e le ha dato un valore?»

Elena T. : «Questo mi ha dato l’ufficialità, invece l’ho iniziata a percepire così, quando tutti me lo dicevano, non i miei amici ma altre persone. Forse è successo l’anno prima con i mondiali di body painting, quando mi hanno selezionata tra dieci artisti di body painting di tutto il mondo per fare un libro ed io ero l’unica italiana. Gli altri scelti, invece, erano tutti campioni mondiali e persone già affermate, io ero in questo mondo ancora “sconosciuta”. Giacché mi avevano inclusa tra questi top, questo mi aveva fatto accendere una lampadina. In quell’anno lì,  era il 2010 o 2011, in contemporanea tante altre persone, da vari punti diversi, mi dicevano che quello che facevo era arte. Così ho iniziato a pensarla in quanto tale»

Giulia S. : «Quindi questo ti faceva sentire un professionista o questo non ha influito?»

Elena T. : «No… no! Quello che mi è successo non lo collego al passaggio al professionismo, anche perché tutti i miei hobby sono diventati miei lavori, quindi dò per scontato questo passaggio»

Giulia S. : «Prima era un hobby, invece adesso?»

Elena T. : « Prima era un altro lavoro, come fanno anche tanti fotografi di moda che poi diventano degli artisti o anche altri di diversi settori, per adesso mi vengono in mente, come esempio quelli della moda! Comunque ci sono degli artisti, che quando superano la soglia, la semplice professione poi la trasformano in arte. È un progresso che fai personalmente»

Giulia S. : «Elena, spiegami meglio! Prima è hobby, poi professionismo e poi arte?»

Elena T. : «Esatto! Hobby non è mai stato, perché con il carattere che ho, qualsiasi cosa la faccio perché mi piace e perché mi appassiona, perciò ci metto tutta me stessa!  Quando ci metto tutta me stessa, poi riesco ad ottenere sempre dei buoni risultati in tutti i campi. Poi si trasforma in qualcos’altro ma non subito. Comunque professionismo, per me, vuol dire che tu ci guadagni da vivere, questo è professionismo! Guadagni da vivere con quello che fai. Non è mai stato il mio pensiero principale guadagnare, quello viene di conseguenza quando fai un lavoro di qualità»

Giulia S. : «Cosa fai, quando non fai l’artista?»

Elena T. : «Allora, qualcuno mi ha detto che in realtà artista si è sempre, quindi non ci sono momenti in cui fai altro dal momento in cui fai arte. Ma quando non produco arte, realizzo tantissimi progetti, perché le cose che ho fatto in passato non le ho proprio annullate! Inoltre la parte artistica ancora non è predominante a livello economico. Ho perciò una scuola di danza, di cui mi occupo della gestione, inoltre insegno e ballo, non a tempo pieno, perché faccio altre cose. In più partecipo ad altri progetti, per esempio questo weekend ero a fare un evento benefico a Vienna, che si chiama “Life ball”. All’evento, ho collaborato con lo staff dei trucchi ed effetti speciali, ecc. Mi piaceva far parte di questo evento! Invece un mese fa ero a San Pietroburgo, dove ho collaborato ad una sfilata di body painting per la “fashion week” realizzando body painting su tutti i modelli. Rimangono cose legate sempre all’arte, sono comunque sempre esperienze, che mi piacciono e che mi arricchiscono culturalmente»

Giulia. S. : «Allora, tu per vivere fai anche un altro lavoro?»

Elena T. : «Si! Per questo ho la scuola di danza, di cui io sono presidente ed è da dieci anni che è aperta»

Giulia S. : «Elena, ti sei specializzata anche nella danza?»

Elena T. : «Si! Io sono diplomata all’ISEF e laureata in Scienze Motorie. Anni fa ho tenuto anche dei corsi per l’abilitazione all’insegnamento a duecentocinquanta istruttori per l’aerobica, lo step e lo stretching. Diciamo che, per quanto riguarda il mio passato sportivo, mi posso assolutamente definire una professionista! Sono inoltre una professoressa di educazione fisica e ho anche insegnato al mio vecchio liceo. Tutto quello che dovevo fare, l’ho fatto! Per quanto riguarda invece la mia scuola di danza, le do molta attenzione! Realizziamo molti progetti. Facciamo due spettacoli all’anno, uno a primavere e uno a giugno ed anche spettacoli con fini solidali. È da cinque anni che facciamo un recital al teatro Toniolo a Mestre, dove faccio sia le coreografie ma anche ballo»

Giulia S. : «Fai sempre un lavoro che è sempre collegato all’arte, anche la danza è un’arte! Non ti sei molto distaccata dall’ambito artistico?»

Elena T. : «No.. infatti! Anche il trucco, fatto ad alti livelli, è una cosa molto artistica! Diciamo che ho “unito tutti i puntini”. Quando creo delle mie opere, sicuramente dentro di me, c’è una connessione di tutto quello che c’è stato nel mio passato»

Giulia S. : «Non riusciresti a fare qualcos’altro, nel caso in cui non faresti l’artista?»

Elena T. : « L’arte comprende tutto!»

Giulia S. : «Mi vuoi dire che l’arte, la vedi in ogni esperienza e cose che fai nella tua vita quotidiana?»

Elena T. : «Esatto!»

Giulia S. : «Ma, estraniandoti da Elena in quanto artista come ti vedi?»

Elena T. : « Non posso estraniarmi da me! Ti posso dire quello che mi dicono gli altri, oppure ti posso dire cosa sono io come artista, ma non estraniandomi da me!»

Giulia S. : « Dimmi di te come artista?»

Elena T. : « Ti posso dire che sono in evoluzione…. in crescita. Ho un mio progetto ben preciso e molto particolare, che non è portato avanti da molti artisti del mondo e secondo me può essere d’interesse anche per la società. Il mio progetto ha lo scopo di rivalutare la pittura sul corpo, che è la prima forma d’arte conosciuta nella storia»

Giulia S. : «Elena, allora ti senti di avere un ruolo sociale ben definito in quanto artista?»

Elena T. : «Si… si, assolutamente! Perché la maggior parte delle cose che faccio, vogliono comunicare qualcosa, che possa aiutare a far riflettere. Sono delle mie riflessioni, che spero possano diventare riflessioni anche per gli altri, per una vita personale migliore o semplicemente per poter vivere in maniera più cosciente»

Giulia S. : «Come organizzi il tuo tempo?»

Elena T. : «Organizzare il mio tempo? è una mia area di miglioramento! Quando sei in questa situazione, il bello e il brutto è che non hai nessuno, che ti dice “fai quello e fai questo”, devi organizzartelo da te! Per fortuna che, quando ho un momento libero, mi annoio! Allora, trovo subito come impegnare il tempo! Vado fondamentalmente a priorità, se dovessi avere delle scadenze, quelle le farò per prima. Per esempio, per lo spettacolo di fine anno della scuola di danza, devo chiamare l’ambulanza, che ci deve sempre essere, insomma ci sono delle scadenze pratiche! Per le opere artistiche, invece, ci sono varie maniere di organizzarle. Essendoci, nelle mie opere dei modelli, mi devo concordare con loro per decidere le location dove fare le cose ed altro. Tante volte, come mia caratteristica, anche se non fosse tutto pronto, lo faccio lo stesso! Perché, altrimenti, mi passa il pathos di fare la cosa! Alcuni mi dicono “ma bisogna preparare prima questo! Oppure sarebbe meglio aspettare!”, ma affermo dicendo che se non dovessi farlo in quel momento non riuscirei a farlo più!… Organizzo sempre in maniera artistica anche tutta la mia vita»

Giulia S. : «Certo! un artista segue l’ispirazione, che spesso è momentanea… non riusciresti a fare qualcos’altro di diverso come lavoro?»

Elena T. : «Lo facevo! Ho lavorato sette anni in un ufficio per Telecomunicazioni, però la mia anima mi faceva contemporaneamente lavorare per altro. Mi ero anche iscritta all’università di Economia, perché avevo voglia di studiare. Ho anche fatto un anno di Economia! Contemporaneamente al lavoro, facevo i mondiali di aerobica, aprivo la palestra e iniziavo a fare la truccatrice. Pian piano ho iniziato a togliere di qua e di là! »

Giulia S. : «Prendevano del tempo alla tua creatività e alla tua arte?»

Elena T. : « Mi piace fare tante cose contemporaneamente!»

Giulia S. : « Parlami del lavoro d’ufficio che facevi?»

Elena T. : «Quello mi dava da vivere!  Era interessante fino ad un certo punto, poi dopo un pò di tempo è diventato ripetitivo… mi sono annoiata! Sono riuscita a durare sette anni, perché ogni anno cambiavo settore d’azienda, cambiavo mansione ed imparavo cose nuove… quando è arrivata la fase ripetitiva, ho abbandonato! In tutto quello che faccio, ci deve sempre essere un momento di crescita!»

Giulia S. : «Ma di crescita lavorativa o crescita personale?»

Elena T. : «Una crescita lavorativa è anche una crescita personale, ma non mi bastava ed è per questo che ho ripreso a studiare, in quanto avvertivo questa necessità di crescita. Quest’anno ho fatto molti corsi di fotografia, esattamente per questo motivo! anche se ho iniziato ad usare la fotografia da quando c’era l’analogico.. ma sentivo di avere delle lacune, per questo ho fatto molti corsi. Adesso invece sto frequentando un corso per artisti a Milano. Sono convinta, che non si finisca mai di imparare! Per questo seguo corsi, che tuttavia sono sempre attinenti a quello che faccio»

Giulia S. : «Che rapporto vedi tra le tue idee creative e la società in cui vivi? Perché, prima mi dicevi che sentivi di avere un ruolo nella società ed un messaggio da trasmettere. Come vedi che il pubblico recepisce il tuo messaggio?»

Elena T. : «Hanno delle reazioni… già questo è molto interessante! Ho dal mio pubblico molti feedback positivi! E mi fa molto piacere! Dandoti un esempio pratico: farò una serie di eventi con Alberto Toso Fei, che è uno scrittore e scrive libri sui misteri di Venezia. Sapevamo l’uno dell’altro… due anni fa ci siamo contattati e conosciuti… ci stimiamo a vicenda! Abbiamo pensato ad un progetto comune e deciso di realizzarlo. Faremo una serie di eventi, in cui lui racconterà aneddoti sulla storia di Venezia, in particolare sulle tradizioni poco conosciute o quelle più conosciute ed io, ispirata a quello che racconta, farò una performance d’arte. Il pubblico che generalmente va solo da lui e non verrebbe mai a vedere una performance d’arte, perché gli potrebbe sembrare noiosa, può scoprire invece che potrebbe essere una cosa interessante, così viceversa, per chi non è mai andato ad ascoltare una lettura! Uniamo il nostro pubblico e facciamo scoprire la città in maniera nuova. Le location che sceglieremo saranno, inoltre, dei posti interessanti di Venezia… luoghi poco conosciuti, facendo riscoprire così dei luoghi diversi da quelli turistici. Abbiamo deciso di chiamare il progetto “Venezia Rivelata”! Noi vogliamo realizzarlo per il gusto di farlo, perciò abbiamo deciso di autofinanziarci. Ma sembra che il Comune abbia sentito l’idea, è piaciuta, e probabilmente ci coprirà i costi, inoltre lo inserirà nel calendario ufficiale. Da qui a due anni, in quasi tutti gli eventi importanti di Venezia, dal Redentore, alla regata storica, al Carnevale e alla Festa del Bocolo saranno inseriti questi eventi organizzati da noi, in cui racconteremo e faremo riconoscere la storia delle feste, ma verrà anche inserito un piccolo corollario con altre storie meno conosciute. Io ogni volta farò delle performance, che avranno come base i corpi dipinti ma saranno delle performance tutte diverse l’una dall’altra, così che il pubblico non pensi di avere già visto tutto dopo il primo evento! Così si creerà nel pubblico il desiderio a rivenire e pensare “chissà cosa ci sarà questa volta!”… quello che farò non sarà una performance collaterale, ma sarà una performance d’arte! Creerò anche una pagina facebook ed un sito, così la gente avrà la possibilità di iscriversi a questi eventi, incentivandoli a venire… dando la possibilità alla gente di partecipare a questa performance ( e non per esempio alle pubblicità “della scritta Campari”!)»

Giulia S. : «Secondo te, mettendola da questo punto di vista della partecipazione, le persone non possono aver paura a partecipare alla performance?»

Elena T. : «Di questa cosa qui… si! Però dopo aver visto gli altri e dopo aver letto in cosa consisterà la performance, non avranno paura. Io intendevo comunque “una performance partecipativa” nel senso che, decidi di iscriverti all’evento e ci vai! Una volta mi è capitato che fossimo a fare una performance all’ultimo piano del palazzo Pirelli, esattamente al trentunesimo piano. Una ballerina, dipinta tutta di nero e già questo era impressionante!… ad un certo momento della performance, quando nella musica si sarebbe dovuto sentire un urlo, doveva avvicinarsi ad una persona del pubblico e simulare a sua volta quell’urlo… la ballerina si era fatta prendere dal pathos, aveva afferrato una persona dal pubblico e l’aveva scossa ripetutamente … per fortuna che era una persona giovane e quindi non si è impressionata! In questo caso, il ragazzo fu tranquillissimo! La performance comunque è piaciuta tantissimo ed avevamo avuto anche dei feedback positivi… però per quanto riguarda il progetto con Toso Fei, non saranno così paurose!»

Giulia S. : «Quale arte prediligi di più tra la performance, danza, fotografia e video?»

Elena T. : «Hanno tutte delle caratteristiche diverse e positive, ma anche qualcosa di negativo… perché nella performance hai un corpo vivo e tridimensionale, che ti guarda negli occhi e questa è un’altra cosa… sicuramente è qualcosa che ti emoziona molto, sicuramente prediligo la performance! È un momento unico, poiché essendo dei corpi vivi, esprimono meglio. È anche vero che con un video, lavorando con i montaggi e le inquadrature, puoi dare altre emozioni… la foto invece congela un attimo, quello che nell’enfasi della performance non avresti notato… hanno tutte un perché! Probabilmente, come dicevo prima, preferisco la performance, perché tocca di più le corde dell’essenza»

Giulia S. : «Elena mi dicevi che l’idea creativa ti nasce spontaneamente, quindi è così?»

Elena T. : «Si!… nasce come si legge nei libri! Nei momenti di pausa, quando non te l’aspetti… la definirei come una pausa mentale in cui si creano delle connessioni. Per esempio, per quanto riguarda la mia ultima opera, ho chiamato la ballerina quando mi è venuta in mente l’idea e le ho detto: “Senti: stavo leggendo un libro e mi è venuta in mente un’idea!’,  le ho raccontato quello che volevo fare e lei mi ha detto: “Elena! Ma stavi leggendo questo libro solo dieci minuti fa! Mi potrai anche dire che ti è venuta questa idea in due minuti, ma non ci credo!”. Non ci credeva perché la mia idea era molto elaborata… invece è così che mi vengono! È una magia! Anche questo mi piace dell’arte! Quando viene un’idea, è una figata! Quando mi viene mi dico “Wow!”… mi stupisco anche come mi vengono in mente queste cose… ma mi vengono in mente continuamente, in qualsiasi momento. Quando faccio le performance o faccio i video,realizzo delle cose ancora più belle rispetto a quelle che mi ero immaginata! Ed è questo il bello dell’arte visiva, perché sono cose che non puoi dire a voce, avvengono in maniera visiva e pratica»

Giulia S. : «Pensi che, rispetto al passato, sta nascendo negli artisti una consapevolezza diversa del proprio lavoro e del ruolo sociale?»

Elena T. : «Sono entrata nel sistema del mondo dell’arte da poco… comunque secondo me no! Però quest’aspetto io lo metto in primo piano, perché vedo molte città in cui l’arte è ben presente e vedo che in esse c’è una qualità della vita migliore. Secondo me l’arte è una cosa utile, che può migliorare la vita! Ma la maggior parte degli artisti vedono la loro arte come una cosa che migliora solo se stessi, sia a livello artistico sia a livello economico che anche di autostima… io la vedo in un’altra maniera, lo faccio sia per me che per gli altri»

Giulia S. : «Pensi che ci sia la necessità, soprattutto in questo momento, di mettersi in gioco in prima persona per potersi promuovere nel modo giusto o che è importante avere degli intermediari?»

Elena T. : «Entrambi! Fino a quando l’artista è vivente, non è timido e gli piace parlare, secondo me è interessante che lo faccia lui in prima persona! Puoi anche viverla diversamente e non volerlo fare… ma comunque è una cosa molto importante! Io sono di carattere molto espansiva e quindi non ho questo dubbio! Sicuramente servono, sono utili ed indispensabili tutti gli altri attori di questo palco, perché ognuno ha delle sfaccettature diverse. Io promuovo solo la mia parte comunicativa, ovvero quello che voglio comunicare… il gallerista promuove il valore dell’opera… il curatore il progetto..»

Giulia S. : «Che ruolo hanno giocato per te, per esempio nel tuo caso il gallerista, dato che ho visto che a Milano ti appoggi ad una galleria, ma anche un curatore o un critico?»

Elena T. : « Per adesso molto stupore! Perché avendo iniziato da poco, mi fa piacere che mi scrivano delle critiche o che mi prendano in una galleria… quindi per adesso mi hanno reso molto felice, perché stanno apprezzando il mio lavoro e stanno dando un’ufficialità al mio lavoro»

Giulia S. : «Lo stanno promuovendo?»

Elena T. : «Si! I feedback che per adesso sono riuscita ad avere da persone diverse, sia da artisti già famosi, da critici, da curatori o da galleristi, sono tutti quanti positivi. Tutti questi mi dicono: “stai facendo un buon lavoro, hai delle buone idee… adesso cresci, produci, evolvi e vai avanti così!”»

Giulia S. : «Quindi ti chiedono di crescere?»

Elena T. : «Si! Di produrre, perché ho appena iniziato e ogni lavoro che faccio è sempre molto interessante rispetto a quello precedente…mi dicono “vai avanti così!”»

Giulia S. : «Elena, si compra l’opera o l’artista?»

Elena T. : «All’inizio, quando stai cercando di emergere, compri l’opera… perché c’è quella che piace di più o di meno! Pian piano si forma il nome e ti riconoscono… comunque entrambe le cose, perché sono due cose diverse»

Giulia S. : «Ti dispiace doverti staccare da una tua opera?»

Elena T. : «All’inizio ho dipinto dei manichini ed è stato molto duro! Il manichino una volta fatto, lo abbandoni, è come una madre con il figlio!… ma il bello della fotografia e del video sta nel fatto che nel caso in cui lo dovessi vendere e fare poche copie e il passaggio di proprietà ad altri… se io dovessi soffrire di nostalgia e volessi riguardarmeli, lo posso fare! Anche se un giorno dovesse rimanere chiusa in un cavò e quindi non potrei più rivederla, io in versione più piccola la potrei riguardare.  ..le performance no! Perché sono atti unici e rimangono nella memoria di tutti e dentro la persona… i video invece li puoi rivedere… Sono fortunata rispetto a quelli che fanno opere pittoriche o istallazioni!»

Giulia S.: «Perché le tue opere sono fatte con mezzi che possono essere facilmente riproducibili»

Elena T. : «Si! Infatti, soffrirei molto… per esempio i manichini non li ho ancora venduti! Non ce la faccio! Per quanto siano cose minori e me li chiedono… comunque dicono che poi ti passa! È l’inizio!»

Giulia S. : « È la sensazione che hanno molti artisti, a volte ci sono alcuni che le espongono e non le vendono mai»

Elena T. : «Se qualcuno mi dovesse dire “ti compro questo video, però non lo dovrai mostrare mai più”…mi dispiacerebbe! Però mi dico che ne posso fare anche un altro più figo!»

Giulia S. : «Si! Perché puoi incontrare il collezionista che vuole che l’opera sia esclusiva e non vuole che ve ne possano essere altre in giro… secondo te come deve essere valutata un’opera?»

Elena T. : «Ti posso rispondere in base a quello che ho letto! L’opera vale in base a quello che uno è disposto a spendere…»

Giulia S. : «… ma tu? Non secondo quello che hai letto»

Elena T. : «Io!.. in base al valore artistico»

Giulia S. : «In che senso in base al valore artistico? Il tempo impiegato?»

Elena T. : «No! Ma come vale artisticamente… se fosse in base al tempo impiegato, allora è un discorso di lavoro artigianale! Il tempo impiegato ed i soldi spesi è il minimo… comunque per valore artistico io intendo il surplus di questo minimo, che normalmente si da per scontato che uno ti paghi l’ora di lavoro che hai impiegato per realizzare l’opera… ma il surplus come viene valutato? Lo fa il mercato, almeno si spera che lo faccia per il valore artistico dell’opera e non perché in quel momento va di moda la donna italiana come artista emergente, quindi puntare su quello! Si spera almeno che non sia così!»

Giulia S. : «Si discute nel mondo dell’Arte della diminuzione delle sovvenzioni pubbliche all’arte e alla cultura, tu cosa ne pensi?»

Elena T. : «Diciamo che non siamo alla fame, in cui bisogna togliere tutto! Abbiamo ancora la possibilità di sovvenzionare la cultura, ovviamente credo nel valore dell’istruzione e della cultura»

Giulia S. : «Ma non tutti, all’interno della nostra società, pensano che sia giusto sovvenzionare l’arte e la cultura, perché pensano che ci possono essere delle cose più importanti da migliorare, ma questo discorso si fa anche all’interno delle Amministrazioni pubbliche»

Elena T. : «A livello delle Amministrazioni Pubbliche locali, non mi permetto di giudicare, perché non hanno soldi per tutto… ma a livello Nazionale, penso che non sia dovuto al fatto che non danno soldi all’arte e alla cultura dandoli invece ad altre cose, ma dipende dal fatto che ne hanno mangiati troppi e continuano a mangiare… penso che il problema stia prima! Dovrebbero smettere di mangiare ( = rubare)! quando smetteranno ci saranno soldi per tutti! Comunque è vero che c’è crisi e l’economia non è nel suo picco di crescita, ma non saremmo messi così male se la gente non fosse così ladra… comunque i progetti buoni sono comunque ascoltati! per esempio nel mio caso, per quanto riguarda il progetto con Toso Fei, è piaciuto al Comune! Ci finanziano solo le spese, ma a noi va bene così e riusciamo a farlo! Invece in molti Comuni più piccoli, con cui collaboro, ci fanno vedere il bilancio ed effettivamente non hanno soldi… ci dicono che sarebbero disposti ad aiutarci in tutte le maniere, ma che non possono però aiutarci economicamente… ai Comuni non posso dire niente!»

Giulia S. : « La tendenza è andare verso i privati?»

Elena T. : «Si! Perché i pubblici rubano! Quindi faccio parte di quella popolazione che non appartiene alla casta… invece i privati riescono meglio perché riescono a fare un buon budget di spesa»

Giulia S. : «Un privato per finanziarti un progetto, ti commissiona lui quello che devi fare?»

Elena T. : «È sempre stato così nei secoli… comunque secondo me se sei un vero artista, qualsiasi cosa che ti chiedano come commissione, la puoi trasformare in una cosa personale e creativa… perché un privato ti dice più o meno come lo vorrebbe e da lì puoi fare quello che vuoi! Di solito non ti chiedono niente, perché sanno che non si fa così! A me piace il mondo dell’arte, perché non mi è imposto niente! Viene fatto qualche commento… ma generalmente mi dicono “se a te va bene così, allora fine!”… fantastico! Ho trovato il mio mondo!»

Giulia S. : «Nel tuo percorso artistico chi ti ha aiutato a diventare quello che sei?»

Elena T. : «Non saprei dire, perché sono state una serie di cose e persone… chi mi ha fatto il corso di trucco… chi mi ha dato per la prima volta un pennello in mano… nel body painting però non ho fatto nessun corso… ho preso… ho iniziato ed ho dipinto! Poi anni dopo sono andata a fare dei corsi»

Giulia S. : «A che età hai iniziato?»

Elena T. : «Tardi! Da quando sono nata faccio sport e mia madre ha dovuto mandarmi in palestra perché facevo capriole e rovesciate già all’età di tre anni… anche lì era tutto “inside”! Per la danza contemporanea invece stimavo molto la mia insegnante che era molta creativa. Lei trasformava la danza del gesto in danza contemporanea e così mi ha dato una visione della danza contemporanea… invece con il trucco avevo fatto un corso per imparare a truccarmi. Ho scoperto così che c’era questo magico mondo, ed anche lì ho incontrato una persona molto brava, che mi ha seguito nel mio percorso e dato il pennello in mano. Mio padre mi ha insegnato come fare le fotografie. Fin da quando ero piccola, mi spiegava il diaframma e tutto il resto. A quindici anni andavo a fare i campi di specializzazione di fotografia, dove anche stampavamo. La fotografia mi piaceva di mio già all’epoca! I miei genitori mi hanno fatto apprezzare molto la Natura e le piccole cose… mio papà è un appassionato d’arte. Lui ha frequentato il liceo artistico, ha iniziato l’Accademia ed è diventato restauratore… ho osservato su di lui l’attenzione ai dettagli! Mia mamma è sarta e lei mi ha insegnato le proporzioni del corpo umano e la qualità dei materiali… il discorso prima dei puntini! Ho unito tutti i puntini del percorso della mia vita, che fanno si che, se dovessi girare o leggere dei fogli di un giornale o se dovessi vedere una cosa per strada, ad un certo punto tutte queste cose fanno un festino nella mia testa e producono una idea… per questo sono approdata all’arte più avanti e con il body painting è da dieci anni da quando ho preso il pennello! È dal 2010 che sono entrata nel mondo dell’arte ed avevo trentacinque anni… in teoria ho iniziato tardi, ma in realtà ho parlato con altre persone, che mi hanno detto che si nasce artisti e che io non ho iniziato tre anni fa, l’ho semplicemente scoperto dopo! Dedicando la mia attenzione nel frattempo ad altre cose»

Giulia S. : «Trovandoti di fronte ad istituzioni come la Camera di Commercio, cosa chiederesti loro?»

Elena T. : «Mi pare che ci sia artista? Sto ancora parlandone con la mia commercialista! Ma siccome non guadagno ancora molto, lascio stare la cosa… se non erro c’è qualcosa di adatto anche con il tasso agevolato nell’IvA…»

Giulia S. : « Trovandoti di fronte al Sindaco o Assessore della Cultura o delle Politiche Giovanili, cosa chiederesti a loro? Che cosa vorresti dalla politica culturale del tuo territorio?»

Elena T. : «Tantissime cose! Però se mi dovessi focalizzare sull’arte, di avvicinare la gente e rendere più attuale l’arte, che adesso è un po’ ghettizzata. Io stessa faccio fatica a capire quando sono gli eventi, l’informazione dei giornali non è fatta in maniera corretta… per esempio spesso durante la Biennale la città è piena d’inaugurazioni, ma sfogliando nei giornali non risulta niente… siamo a Venezia! Secondo me dovrebbero fare un inserto di venti pagine, ogni giorno ci dovrebbe essere un inserto… e queste sono scelte politiche! Sicuramente consiglierei di divulgare meglio ed enfatizzare le proposte di Venezia… gli stessi cittadini non usufruiscono perché non sanno che ci sono le cose! Fare qualcosa di attuale meno di élite! L’evento che farò io con Alberto Toso Fei sarà gratuito, aperto a tutti, in luoghi accessibili ed in giorni in cui la gente non lavora»

Giulia S. : «Innovazione, cos’è l’innovazione nell’arte?»

Elena T. : «Se vuoi fare arte devi innovare! Se la domanda fosse che l’innovazione nell’arte è importante…allora l’innovazione nell’arte è fondamentale! Perché arte è innovazione»

Giulia S. : «Qual è la tua idea di innovazione?»

Elena T. : «Riuscire a comunicare qualcosa in maniera nuova… creare delle cose nuove mai viste prima, oppure rielaborare le stesse cose però rielaborate e ripensate, quindi creare stupore, riflessione, creare delle formule nuove per far continuare a crescere l’essere umano… io credo di fare innovazione! Per la body art, la performance ed il body painting il fatto di buttarsi a dosso il colore è stato già fatto… dipingersi e mimetizzarsi è stato fatto negli anni settanta… adesso chi fa body painting fa due cose, o bei disegni che possono essere fatti anche sul corpo oppure illusioni ottiche o mimetismo… ma c’è già un artista cinese che fa mimetismo e c’è già un artista cinese che si scrive le cose sulla faccia… questo argomento qui è stato già sviscerato e quindi non conviene fare più questo tipo di cose perché non sono più nuove… che fare? La mia differenza, è unire il tutto e colorare il corpo per dargli un valore in più. Renderlo molto più vibrante e più comunicativo, prendendo sempre spunto dal mio passato dove so usare anche il corpo, gesto atletico e muscolare, come anche la danza contemporanea… farlo muovere e farlo comunicare con il movimento oltre che con il colore …. Comunque a me piacciono l’informatica e la nuova tecnologia, sono molto proiettata al futuro. Considero il video e la fotografia come degli strumenti molto nuovi e moderni, che hanno delle possibilità. Il corpo che è la forma più espressiva e colorarlo richiama dei sentimenti molto forti e comunica molto… con i nuovi media o con i nuovi strumenti, come anche le luci fluorescenti, cose che una volta non si potevano usare… interazioni con varie capacità e performance di vario tipo. Nel mio caso nella performance, non voglio limitarmi ad usare una ballerina o un attore o una modella perché dipende da quello che è il significato che voglio trasmettere. Penso che sia utile prendere tutto quello che c’è nel mondo attuale e fonderlo con il mezzo più antico come il body painting o il corpo e con i mezzi più moderni … per me l’innovazione è massimizzare le interazioni di tutte queste cose… quindi nulla è nuovo, nulla si crea e nulla si distrugge… ma noi riusciamo a fare qualcosa di nuovo! Ho un aneddoto che vorrei raccontarti, poiché ho studiato l’origine del body painting. Esiste una caverna in cui sono stati trovati dei resti ossei, precedenti all’uomo sapiens, 150.0000 anni fa. Sono stati ritrovate delle polveri colorate di vario tipo e non pitture rupestri… hanno pensato che sicuramente in passato si dipingevano il corpo, allora la forma più antica dell’arte è stata il body painting, in più tra questi colori ve ne era anche uno fosforescente! il cerchio è stato un po’ lungo ma ci siamo tornati! Credo molto nell’innovazione, in qualcosa di nuovo che possa ispirare a fare qualcosa di diverso dal solito mimetismo…illusione ottica… decorazione, anche io decoro a volte troppo… prossima evoluzione dipingere di più in maniera espressiva»

Giulia S. : «Artista e imprenditore, come ti vedi in questo doppio ruolo? Ti senti una imprenditrice?»

Elena T. : «Si, mi sento una imprenditrice! Mi piace anche il marketing, come studio… di mio carattere sono espansiva… ho appena visto un film che si chiama “I giorni dell’arcobaleno” che parla della campagna contro Pinochet e anche lì come il marketing può aiutare a dei fini comunque nobili, perché no! Fa parte dell’intelligenza umana capire questi metodi ed usarli… mi piace studiare il marketing perché penso che sia collegato alla psicologia, quindi sempre studio del ragionamento umano, se poi lo consideri in termini di vendite, ti serve a capire come poterlo vendere e a chi venderlo… io però non parto da tutto questo!»

Giulia S. : «Quando fai un’opera pensi chi potrebbe essere il tuo destinatario?»

Elena T. : «No, non mi interessa! Parto dalla mia ispirazione e faccio quello che voglio fare… ma se vedessi che potrebbe interessare o anche comunicare ad altre persone ed essere qualcosa di universale la metto disponibile nel mio sito o la presento ai galleristi… non parto dai destinatari, quello sarà l’ultimo passo»

Giulia S. : «Ti senti un po’ artista e un po’ imprenditore?»

Elena T. : «Devi essere tutto… un po’ commercialista… un po’ ufficio stampa, non è che ti senti, sei obbligato a fare queste cose… devi essere tutto al giorno d’oggi!»